Noi siamo nude di diritti: chissenefrega dei manifesti che non piacciono alla Boldrini?

Al di là del Buco

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Mettiamo il caso che effettivamente uno si ‘ngrifa se vede un culo nudo su un manifesto pubblicitario. Gli può succedere che fa una frenata brusca, può causare un tamponamento, gli verrà un infarto, si lancia in corsa con il semaforo rosso, si fa una sega in mezzo a un parco frequentato dai bambini e dalle loro balie, procederà fino a raggiungere la cima per leccare il cartellone nelle parti ignude. Immaginiamo pure che si tratta di igiene sociale e che per ripulire il mondo da segaioli impuniti bisogna cancellare ogni tentazione, così come diceva il buon prete della chiesa all’angolo, perché la decisione di occultare le tentazioni ha molto a che fare con la santa inquisizione e con i democristiani. La gente veramente libertaria o di sinistra non dovrebbe pensare che esista una colpa che risiede direttamente nella chiappa della modella esposta.

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Documentario sul Parco Media Valle Lambro: come guida un’attore non vedente

Corriere di Sesto

Dal Parco Media Valle del Lambro di Sesto San Giovanni riceviamo e pubblichiamo:

Il parco (in)visibile” è il titolo della proposta progettuale che ha vinto la selezione pubblica per la realizzazione di un documentario sul Parco Media Valle Lambro. Ed è il regista Davide Gatti a stupirci con una bellissima idea.

Il documentario, che servirà a raccontare il Parco, il progetto che lo ispira e la strategia che ne guida la realizzazione, avrà una guida insolita: Gianfranco Berardi, attore non vedente, accompagnerà lo spettatore alla scoperta del PMVL, con ironia, curiosità, entusiasmo e tutti e quattro i sensi all’erta. Il quinto, la vista, sarà integrato sia dallo spettatore sia dalle persone che la guida incontrerà sul suo cammino. La videocamera indagherà il rapporto tra il Parco e gli intervistati: GEV, operai del depuratore, ortisti, agricoltori, sportivi, ex lavoratori delle fabbriche che c’erano sul suo territorio.

Un parco percepito…

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Shaimaa sarebbe morta perché magra: la vergognosa versione ufficiale

Polvere da sparo

Ve la ricordate Shaimaa?
Shaimaa era una compagna, una compagna in prima linea, una compagna che ha contribuito alla costruzione di piazza Tahrir e di quel movimento rivoluzionario poi affogato nella repressione. Shaimaa non aveva smesso di combattere per un nuovo Egitto, ed era in piazza, il giorno che l’hanno ucciso, per portare un fiore ai suoi compagni uccisi, nel 4° anniversario di quello storico 25gennaio.
Un fiore rosse, un fiore di libertà, un fiore di una rivoluzione che voleva sbocciare e in cui lei ha creduto finchè quei colpi inutili, gratuiti e letali, l’hanno lanciata tra le braccia del suo compagno, dove è morta poco dopo.

Ora la polizia egiziana, dopo una manciata di mesi, ci fornisce la sua versione: vi ricordate quando quel tipo fu crocifisso ma in realtà morì di freddo? Ecco, a Shaimaa accadde più o meno la stessa cosa di Gesù Cristo.
Shaimaa non…

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20 marzo 1994 l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

O capitano! Mio capitano!...

SOMALIA/Alpi-Hrovatin/www.ciriello.com

Sono passati 21 anni dalla tragica esecuzione di Mogadiscio in cui Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati uccisi con un solo colpo ciascuno sparato alla nuca. Sappiamo che si è trattato di un’esecuzione. Un’esecuzione su commissione. Ilaria è stata uccisa perché era brava, il suo modo di fare giornalismo di cercare sempre la verità e di comunicarla ha fatto paura e fa ancora paura. Per questo la verità sulla sua uccisione ancora non si conosce per intero.

Sappiamo che è stata uccisa, insieme a Miran, perché aveva rintracciato, nel suo lavoro d’inchiesta, un gigantesco traffico internazionale di rifiuti tossici e di armi che aveva nella Somalia (martoriata da un sanguinario dittatore come Siad Barre prima e dalla guerra civile poi) un crocevia importante per traffici illeciti di ogni tipo che solamente organizzazioni criminali, mafia, ’ndrangheta e camorra possono gestire (come indagini di procure, dichiarazioni di pentiti e collaboratori di giustizia…

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La sezione femminile del carcere di L’Aquila

Polvere da sparo

Giulio Petrilli conosce bene il carcere. E quando è lui a parlarne, o chi come lui, che il carcere se ne è fatto tanto tanto per poi essere pure assolto, bisognerebbe fare un secondo di silenzio e ascoltare.
Giulio Petrilli quando ti racconta la sua città e magari te la mostra tra le sue rovine, indecentemente e rovinosamente rimaste al suolo, non riesce a non parlarti di un pezzo di città che nessuno nota mai: il carcere.Asinara_caiennaitaliana
Era un po’ che non lo faceva, ma ora non ce l’ha fatta più, e ha ricominciato.

(Qui se volete leggere un suo comunicato di anni fa sulla Blefari Melazzi e le condizioni di detenzione che subiva, che l’hanno poi portata a scegliere il suicidio: LEGGI)

Purtroppo la mia città de L’Aquila, ha un triste primato nel mondo: quello di avere un carcere femminile peggiore di Guantanamo e di Alcatraz.
Nella sezione…

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Quattro risposte da darsi prima di scattare una foto

Fotografia Facile

“Prima pensa, poi scatta.”

Cito il grande maestro italiano Gianni Berengo-Gardin e provo a formulare un breve elenco di domandineche dovremmo sempre porci prima di premere fino a fondo corsa il pulsante di scatto.

Il gruppo con il quale ho attraversato il Marocco la scorsa settimana di tanto in mi poneva la stessa domanda, a cosa pensi quando scatti?Bè a dire il vero penso ad un po’ di cose, quasi sempre le stesse. Sistemate le questioni prettamente tecniche, cerco di capire quello che voglio ricavare dallo scatto, mi pongo una domanda molto semplice:

Perché sto scattando questa foto?

  • Perché è bella.Questa solitamente è la risposta che tendiamo a darci. È la prima, la più immediata e spesso anche la più vera. Molto spesso però non tutte le bellescene si trasforma io in un a bella foto, spesso i parametri di luce o la sua ampiezza…

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Niente sesso nella coppia. Però non rinunci alla monogamia!

Al di là del Buco

Pensavo che con lei tutto sarebbe stato un po’ più semplice. Si vantava di essere tutt’altro che superficiale. Diceva di essere tanto sensibile e interessata a una relazione sincera, libera da stereotipi sessisti. Poi cominciai a tener il conto delle volte in cui mi faceva pesare che ce l’avevo più piccolo del suo ragazzo precedente. In un modo o nell’altro mi diceva che non ci sapevo fare e più io cercavo di soddisfare le sue richieste più lei mi faceva sentire una merdina insicura ed imbranata.

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